giovedì 23 febbraio 2012

(da L'altra Molfetta) Comitato 3 marzo: obiettivo verità, giustizia e sicurezza sul lavoro

 di Isabella de Pinto

1/02/2012   Quattro anni fa, il 3 marzo 2008, Molfetta venne scossa da una tragedia. Nell’azienda di autolavaggio Truck Center ben cinque lavoratori (tra i quali anche Vincenzo Altomare, titolare della ditta) trovarono la morte all’interno di una cisterna.
Nell’immediatezza del drammatico evento, sulla città si catalizzò l’attenzione dei media e della politica nazionale, ci fu una mobilitazione generale, una grande manifestazione con migliaia di lavoratori, rappresentanti sindacali, autorità e cittadini. Poi i riflettori vennero rivolti su altre situazioni.
A distanza di quattro anni c’è persino chi non ricorda più ciò che è avvenuto.
Ci sono stati dei processi che hanno portato alla condanna della Truck Center e della ditta incaricata del trasporto (condanna a 5 anni, solo per reati amministrativi). Assolta, per insufficienza di prove, l’ENI, azienda produttrice delle sostanze trasportate.
“Non è ancora stata fatta giustizia” dicono familiari, lavoratori, sindacati, partiti… Per questo nasce il Comitato 3 marzo, promosso innanzitutto da Stefano Sciancalepore, padre di Biagio Sciancalepore (24 anni) e dai familiari delle altre vittime, oltre che da Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Camera del Lavoro CGIL, Terre Libere, Arci, Le Macerie Baracche Ribelli, Collettivo Studenti Molfettesi in Lotta, Cobas, Cooperativa Sociale Camera a Sud, Collettivo Fotografico “Rumore Collettivo”, Rete Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro e tanti comuni cittadini.
Biagio Sciancalepore non era un dipendente della Track Center ma era un autotrasportatore e lavorava per una ditta che lì parcheggiava i propri mezzi. Avvedutosi di quanto stava accadendo non esitò a cercare di salvare altri lavoratori come lui. Non a caso la tragedia venne ribattezzata “la strage della solidarietà”: Guglielmo Mangano (44 anni), Michele Tasca (19 anni), Luigi Farinola (37 anni), lo stesso Biagio, Vincenzo Altomare (64 anni) e Cosimo Ventrella, si calarono nella cisterna l’uno per salvare l’altro. Unico superstite Cosimo Ventrella.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa, è stato ufficialmente presentato il Comitato, che, come hanno sottolineato Giuseppe Filannino, Stefano Sciancalepore e Nino Mastropasqua, non solo si pone l’obiettivo di tenere desta l’attenzione sulla vicenda, chiedere e ottenere verità e giustizia ma si prefigge una meta ancora più importante e ambiziosa: trasformare Molfetta in capitale della sicurezza. E per ottenere ciò sta creando collegamenti con altre città in cui si sono verificate quelle che, con un eufemismo, vengono definite “morti bianche”, prima fra tutte Barletta.
Una prima iniziativa pubblica si svolgerà proprio sabato 3 marzo. Alle ore 9, da piazza A. Moro (stazione), si snoderà un corteo , al quale hanno già aderito sindacati, partiti, studenti, il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, il responsabile regionale della CGIL Gianni Forte e il Comune di Molfetta.
Alle 18.30, invece, presso la parrocchia Santa Famiglia, si terrà lo spettacolo teatrale “La cisterna”.
Intanto il Comitato realizzerà, sabato 25 e domenica 26 febbraio, dei presidi informativi a corso Umberto I (dopo quello già realizzato domenica 19).
Chiunque può aderire al Comitato e seguirne le iniziative attraverso la pagina facebook oppure su comitato3marzo.blogspot.com.
É importante sfondare il muro dell’indifferenza; un primo passo è partecipare alla manifestazione del 3 marzo.



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